La Pesca

Un tempo c’erano le "Manaidi"

Accanto al porto commerciale pontificio, le attività della pesca hanno caratterizzato Anzio moderna facendole da cornice e sostentandola prima nelle attività mercantili e poi dai primi anni del secolo scorso in quelle del turismo.

Già nel settecento "Anzio" si distingueva nella pesca delle alici e delle sarde che venivano pescate con le "manaide" una rete di posta che si adattava ai pochi mezzi a cui la città stessa provvedeva grazie ad abili costruttori di barche, e grazie alle donne che cucivano, tingevano le reti e le vele e salavano le alici svolgendo un ruolo fondamentale nell'economia della città. Venivano pescate allora 100 mila libbre di alici l'anno e ben 300 mila di sarde che venivano poi vendute sia al mercato di Nettuno che in Piazza Pia ad Anzio o che, se invendute, venivano salate dai pescatori stessi.

Nel 1887 Giacomo Pollastrini dette vita allo stabilimento delle famose " Sardine Pollastrini di Anzio", contribuendo all'economia della città ed a una certa garanzia di smaltimento del pescato. I pescatori, poi, con l'avvento dell'Anzio turistica dei primi del 900, andarono ad adattarsi ai tempi divenendo a volte famosi come ristoratori che cucinavano il pesce da loro stessi pescato, o come i migliori bagnini del lazio, o come marinai bravi nell'accompagnare in battute di pesca o a sfidare in improvvisate regate veliche i più bei nomi dell'aristocrazia italiana.

Gli Agnelli, il Conte Augusta, i Piperno, i Nazzari, i Lanza, i Colonna, i Vaselli, gli Spigarelli, i Catalucci, gli Aragno, gli Sciolari e tanti altri ancora tutti affezionati frequentatori di Anzio. Oggi sono tante le cose ad essere passate ma i pescatori ci sono ancora, seppur con le difficoltà dei nostri tempi, o solo per difendere la dignità della loro storia e della loro cultura in un mare sempre più saccheggiato ed inquinato, ma continuano ad esserci resistendo caparbiamente nel declino di una città che depredata da affaristi senza scrupoli ha perso, con molto del suo fascino, anche molte delle sue importanti risorse.

Anche dai pescatori dobbiamo ripartire, visto anche che qui esiste un importante flottiglia di pescherecci che trova riparo e possibilità di commercio del loro prodotto di qualità, una bella realtà di pescatori sportivi che con passione cercano e trovano spazi da condividere, ma sopratutto abbiamo "La Piccola Pesca" che come avveniva un tempo, basandosi all'inizio su poche risorse di capitali, ha permesso a molti giovani di trovare una soluzione autonoma alla disoccupazione.

La pesca può divenire importante per il rilancio di un turismo vivo e non statico divenendo fonte di ricchezza per tutti, ed è per questo che noi pensiamo che sul porto di Anzio e sulle sue piazze marinare possono trovare spazio un qualcosa di molto simile all'antico mercato del pesce ed alla pesca turistica nata proprio qui già nel 1800. E' per questo ed ancora come un tempo, vogliamo continuare a vedere i pescatori sulle banchine mentre continuano a cucire le reti, non accettiamo che il porto sia ridotto a statico rimessaggio di barche, lasciando a speculatori privi di scrupoli piena libertà di saccheggio.

E così proprio come accadeva un tempo, quando si levava improvvisamente il mare, con pericolo di vita per i pescatori e la popolazione veniva chiamata a raccolta nella chiesetta di S. Antonio e nell'arsenale approntava i soccorsi, noi oggi chiamiamo a raccolta per difendere la storia ed il futuro della nostra città.

 

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