La Nautica

 

Ma oltre ai fatti politici e sociali che caratterizzano il diciannovesimo secolo, un'altra rivoluzione andava diffondendosi per l'Europa: la rivoluzione industriale. Anzio ricostruita si arricchiva della ferrovia e nuovi impulsi e nuove ricchezze la animarono, sino a farle assumere verso la fine del secolo la conformazione attuale che la memoria di molti permette di tramandare.

Anzio si arricchisce di nuove dimore estive che contribuirono a dotarla di quel fascino un po pigro e sensuale che ancora oggi, nonostante l'incalzare della barbarie, si percepisce nella nostra cittą. Esplode il turismo, non ancora di massa, ma signorile ed aristocratico e con esso la nautica. Con l'inizio del ventesimo secolo l'attivitą cantieristica locale, sempre all'avanguardia nella tecnologia e nelle maestranze, oltre a produrre imbarcazioni destinate alla pesca, al trasporto di persone e cose, realizza i primi legni per andar per mare per il puro piacere della navigazione. Un clima unico per la sua mitezza, la suggestione incomparabile delle sue coste e l'arcipelago pontino a poche ore di navigazione, rendevano la nostra cittą un vero angolo di paradiso che conobbe, nel perodo tra le due guerre, i fasti e gli splendori di duemila anni prima.

E' negli anni cinquanta sessanta che Porto d'Anzio diventa la capitale della nautica, dove vengono costruiti secondo tecniche innovative ed originali, bolidi off shore, raffinati panfili ed imbattibili imbarcazioni a vela da regata. Nello spazio di un centinaio di metri nel porto di Anzio, in un inedito Cenon, i cantieri Gallinari  Peppino e Federico, la Navaltecnica realizzano barche da sogno tutt'oggi insuperate. Il Vihuela, il Moby Dick, la Speranziella, la serie dei Ghibli, che solo la maestria dei nostri artigiani guidati da architetti navali famosi in tutto il mondo poteva essere in grado di produrre. Ed oggi sono ancora li Peppino, Nicola e Sandro Gallinari, Guido e Giorgio Tujac, Ernesto e Pierino Gargana, Filiberto Vaudi, depositari di questa antica conoscenza e sempre disponibili a tramandarla alle generazioni successive.

E il porto? Sta sempre li con i suoi insabbiamenti, con la sua traversia a scirocco, con le sue banchine un po' malandate che richiedono interventi urgenti di manutenzione. Ancor oggi nel suo bacino trova ormeggio una discreta flotta di pescherecci e numerosissime imbarcazioni da diporto,nonchč centinaia di derive a vela che testimoniano l'affezione per questo luogo magico e prezioso. Non distruggiamo il nostro sogno con la costruzione di un nuovo porto che riproporrebbe amplificati i problemi di insabbiamento ed esposizione ai venti del II e III quadrante, paralizzerebbe la vita della nostra cittą per almeno cinque anni stravolgendo le nostre abitudini.

Sopratutto trasformerebbe il nostro porto, quello che amiamo, con tutti i difetti suscettibili ma potenzialmente correggibili con piccoli interventi, in un marina privato, triste parcheggio di barche destinato ad alimentare i consueti interessi speculativi. Basterebbe prolungare il porticciolo Panphili, ristabilire il flusso delle correnti con delle apposite aperture, realizzare un antimurale all'ingresso, provvedere ad una elementare manutenzione, per rendere di nuovo agibile il nostro paradiso e ritrovare il sogno di millenni di storia.

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